Le imponenti strutture ancora visibili tra le vie Rubattino e Franklin appartengono ad un edificio indentificato come la Porticus Aemila: strettamente collegata al nuovo porto fluviale costruito alla fine del III sec. a.C. a sud dell’Aventino, la Porticus fu un vasto complesso di magazzini situato nella zona retrostante l’Emporium, una...
Le imponenti strutture ancora visibili tra le vie Rubattino e Franklin appartengono ad un edificio indentificato come la Porticus Aemila: strettamente collegata al nuovo porto fluviale costruito alla fine del III sec. a.C. a sud dell’Aventino, la Porticus fu un vasto complesso di magazzini situato nella zona retrostante l’Emporium, una piazza destinata al mercato delle merci.
Dopo vent’anni circa quest’insieme di opere fu ulteriormente perfezionato nel 174 a.C. tra l’altro con il completamento e l’ampliamento della Porticus, il più vasto edificio commerciale costruito dai romani, come risulta dalla planimetria documentata dalla pianta marmorea severiana (Forma Urbis) e dalle notizie di scavo.
Parallelo al Tevere e nell’aspetto simile ad un capannone lungo m. 487 e largo m. 60, il portico era internamente diviso, tramite 294 pilastri, in sette navate longitudinali digradanti a due a due verso il fiume e in cinquanta navate trasversali, coperte da serie di volte ortogonali alla facciata.
Quanto sopravvive oggi fornisce un’idea, seppur parziale, della grandiosità dell’edificio, che le pareti in opera incerta di tufo con spigoli e archivolti in tufelli regolari, rivelano come l’esempio più precoce di tale tecnica costruttiva a Roma.